Come in un videogioco, qualche anno fa, arrivai al punto in cui venni colpito e mi ritrovai la schermata: “Game Over. Continue? 9…8….7…” ed iniziò il conto alla rovescia.. Beh decisi di inserire il gettone, di premere start e ripartire dal punto in cui mi ero fermato.. Tristemente non è stato così per un mio amico che, dopo anni di felice vita universitaria a Firenze è stato colpito (ma non affondato): ha deciso, comunque, di ripartire da zero allo stesso gioco ma in un altro posto.

E’ un amico di quelli che ne vedi pochi in giro [tra i miei amici che ho a Firenze è stato finora il migliore], soprattutto nelle università, unico in tante cose (a volte insopportabile per altre, ma pur sempre un amico). Negli ambienti di uno studente se ne conoscono tante di persone, ma poche son veramente come le vedi. Lui, kiuz è uno di quelli che non definirei un personaggio alla “Uno Nessuno Centomila” che fanno diecimila facce di simpatia ma non ne hanno nessuna.
Chi le dimentica le serate passate a casa sua, a combinarne di tutti i colori, dal mettersi a (far finta di) risolvere l’esercizio di Analisi al far esplodere un PC intero facendo saltare la luce in mezzo studentato e poi metterci a ridere al buio come deficenti: erano i primi esperimenti del nostro jukebox iSmash su un pc trovato al cassonetto della spazzatura, peccato che andò in fumo quel case.. Sembravamo (ma non lo eravamo) Steve Wozniak e Steve Jobs nel garage della nonna presi a costruire l’Apple I.. solo che finivamo per costruire festini di vario tipo in mezzo a tastiere rotte, terminali unix, con cavi ethernet, schede di rete, circuiti e cursori che lampeggiavano sullo schemo accanto alle bottiglie di birra vuote… ovviamente i festini erano come il software libero (Beerware): Free Access with Sharing (beer)…

Bei tempi quando la Domenica mattina lo buttavo giù dal letto gridando “Domenicooooooo… svegliaaaaa!!!!” e lui si alzava incazzato e gridando “Ma porca p*****a!!! Anche la domenica devi rompere!!!!” Per non parlare delle volte che mi tirava su nei momenti tristi quando (quasi) nessun altro ci riusciva: bastava andarlo a trovare a casa (spesso dormiva tra le lattine di birra vuote) e sentire un sua cazzata per riprendere a sorridere..
Per ora di lui ora mi rimangono una sequenza di byte noto come indirizzo email, spero che un giorno passeremo qualche serata insieme.
E’ giusto che ognuno segue la sua strada, piena di bivi, amici che vanno e vengono e, ovviamente, piena di ostacoli da superare.. Cercherò di venirti a trovare presto anche qualche fine settimana, combinandone un’altra delle nostre, lasciando al buio, stavolta, un intera città…







